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Casa

Come Stirare in Modo Impeccabile

Stirare è un lavoro di cui si farebbe volentieri a meno. A volte ti ritrovi a lottare con il ferro, solo per scoprire che hai bruciacchiato la tua gonna o sono più le pieghe che hai creato di quelle eliminate. Ma i tuoi problemi potrebbero essere finiti. Scegli un buon ferro di qualità e segui questi semplici passi per assicurarti che i tuoi vestiti siano l’invidia di tutti. Se, invece, utilizzi una piastra, puoi seguire i consigli contenuti in questa guida di Roberta Bianchi pubblicata su Pressedastiro.com.

Come stirare una camicia
Sbottona i bottoni, compresi quelli sul colletto e sui polsini. Controlla il materiale della tua camicia: se è in cotone, usa un ferro ad alta temperatura con molto vapore. Per altri materiali, consulta le istruzioni riportate in etichetta.
Posiziona il colletto piatto sull’asse da stiro, in modo da stirare l’interno del colletto. Quindi rigira il colletto e premi sulla parte esterna.
Poi, passa al carrè (la parte tra le due spalle) della camicia. Sistemala sulla parte terminale dell’asse, quindi stira accuratamente più verso l’interno che puoi. Passa alla parte non stirata del carrè tenendolo sulla punta della tavola, e ripeti la stessa pressione decisa finché tutto il carrè non risulta liscio.
Ora metti una manica sull’asse da stiro, assicurandoti che la cucitura sotto l’ascella sia ben allineata. Stirala con brevi ‘pressioni’ su tutta la superficie, arrivando fino al bordo senza cucitura. Una volta stirata tutta la manica, stira creando una piega netta lungo il bordo senza cucitura. Metti il polsino piatto sulla tavola e stiralo. Ripeti con l’altra manica.
Ora puoi mettere le parti anteriori della camicia sulla parte finale della tavola da stiro. Stira attentamente, evitando i bottoni e usando la punta del ferro tirando fino ai bottoni. Ripetere con l’altra parte anteriore, e con quella posteriore.
Appendila, assicurandoti che le spalle della camicia restino ‘diritte’ sull’appendiabiti.

Come stirare un capo con pizzi
Controlla la temperatura indicata sul capo. Se non è indicato l’uso di un ferro molto freddo, stira la parte centrale del capo per ultima.
Stendi il pizzo piatto su un’asse da stiro e assicurati che il ferro sia impostato su una temperatura molto bassa. Avrai bisogno di un ferro che eroghi vapore anche alle basse temperature.
Stira i capi meno delicati per ultimi, assicurandoti di seguire le raccomandazioni presenti in etichetta.

Come stirare un capo composto da materiali diversi
Il trucco qui è iniziare con la parte più delicata, e utilizzare un ferro dotato di protezione per i tessuti (vedi pizzi) dove serve.
Tuttavia, se la parte principale del capo richiede un ferro freddo e altre parti un ferro caldo, è meglio stirare in stadi diversi poiché la parte principale potrebbe spiegazzarsi ancora mentre affronti altre aree.
Per risolvere questo problema, stira le parti più piccole con un ferro caldo, poi spegnilo e lascia riposare il capo per mezz’ora.
Ora riaccendi il ferro impostandolo su una temperatura bassa.

Come stirare un abito plissettato
Come per la camicia, verifica l’impostazione richiesta per il ferro e slaccia tutti lacci e le cinture.

2. Prima stira i lacci, il colletto (se presente), poi metti le maniche piatte sulla tavola da stiro.
Siccome solitamente non si desidera una cucitura netta su queste maniche, stira la superficie della manica di piatto, usando il ferro con piccole ‘pressioni’, ma non stirare entrambi i bordi della manica. Ora sposta la manica in modo che le sezioni non stirate dalla cucitura al bordo siano piatte sulla tavola da stiro e possano essere stirate. Ancora una volta, evita di stirare le pieghe sul bordo della superficie.
Passa poi al corpo dell’abito, utilizzando la stessa tecnica della camicia. È meglio stirare prima la parte superiore e poi la gonna, per evitare che si riformino le pieghe.

Fai da Te

Come preparare un Tonico all’Arancio

Il tonico vitalizzante all’arancio proposto in questa ricetta è senza conservanti aggiunti, pertanto è consigliabile preparare poche quantità alla volta in modo da non utilizzare un prodotto probabilmente scaduto. Abitualmente faccio tante spremute di arance biologiche e mi spiace buttare la buccia senza darle una seconda vita. Oltre all’oleolito all’arancio ho pensato di produrre anche un tonico nonostante non abbia l’abitudine ad utilizzarlo. In effetti dovrei perché a volte per pigrizia tendo a struccarmi direttamente con il sapone alterando il pH naturale della pelle. Sapendo però che gli agrumi sono fotosensibilizzanti, è bene usare il tonico all’arancia solo alla sera. Il procedimento non è laborioso, ci vuole solo un po’ di costanza nei preparativi. Come primo passo bisogna preparare una macerazione acetosa (aceti medicinali) per estrapolare le proprietà dell’arancio e per utilizzare il pH acido dell’aceto.

Ottenere il Macerato Acetoso
Sbucciare le arance nello stesso modo in cui si prepara un oleolito, anziché essiccare le bucce si usano fresche (o leggermente essiccate) e si macerano per circa 10 giorni. L’aceto ha proprietà conservanti quindi la parte acquosa contenuta nella buccia non provoca la nascita di micro batteri, il macerato una volta filtrato con garza sterile, dura oltre i sei mesi. In un vaso di vetro pulito e disinfettato, immergere la buccia con aceto, coperto fino a sopra un dito e lasciare a macerare per circa 10 giorni, in seguito filtrare. Il macerato acetoso di arancio è pronto per essere utilizzato anche nella ricetta del tonico citrus winter. E’ consigliabile utilizzare l’aceto di mele biologico perché è più delicato sulla pelle del viso, ma anche con l’aceto di vino bianco si ottiene lo stesso macerato.

Ottenere il Tonico Vitalizzante
Il tonico vitalizzante estrapolato dal macerato acetoso di arancio è una versione adatta per tutti i tipi di pelle, diversamente si può azzardare diverse proporzioni fra acqua e macerato in base alle proprie esigenze. L’acqua utilizzata è quella minerale (acqua da bere per intenderci) in modo da sfruttare anche i minerali in essa contenuti. Le proporzioni più utilizzate sono di 1 a 3, ovvero 1 parte di macerato di aceto e 2 parti di acqua. E’ possibile ottimizzare la fluidità del tonico aggiungendo il glicerolo vegetale (glicerina): 5 grammi per 100 millilitri di tonico finito. In caso risultasse troppo aggressivo per via dell’aceto, è possibile diluire in proporzione fino a 1 a 5. Agitare il miscuglio ottenuto e utilizzare ogni sera dopo la pulizia abituale del viso.

Conservazione
Il tonico vitalizzante, a differenza del macerato acetoso, ha una conservazione minore: circa due mesi. Se si desidera conservare il tonico molto a lungo è possibile aggiungere un conservante sintetico eco-certificato, inoltre sarebbe opportuno misurare il pH con le cartine tornasole per avere maggiore sicurezza che l’acidità non sia inferiore a 4.5 o superiore a 5.

Fai da Te

Come Realizzare Secchiello da Spiaggia

L’avvicinarsi della bella stagione fa venire voglia di spiaggia e di mare. Vi proponiamo per le gite fuori citta’ del week-end un secchiello realizzato con materiale completamente riciclato.Il secchiello potra’ esservi utile in spiaggia.

Tutto cio’ che vi serve e’: una confezione di detersivo o ammorbidente per lavatrice ed una corda. In questo modo eviterete di acquistare costosi secchielli e soprattutto non inquinerete l’ambiente con la produzione di nuova plastica. Prendete il vostro flacone di plastica e tagliatelo a meta’ per orizzontale. Per tagliare potete usare un paio di forbici affilate oppure un taglierino. Come al solito prestate molta attenzione durante questa operazione che puo’ essere pericolosa.

A seconda della forma del vostro detersivo e dell’altezza del taglio otterrete differenti secchielli. Se la parte superiore, quella con il tappo, e’ dotata di manico potrete facilmenete utilizzarla per raccogliere acqua o sabbia. La parte inferiore va invece dotata di una comoda e pratica corda da utilizzare come manico. Per questa finalita’ praticate due fori ai lati del contenitore di plastica e fate passare attraverso di essi una corda che andra’ annodata agi estremi. Se invece il manico e’ ricompreso nella parte inferiore sara’ sufficiente un solo foro come vedete in figura per fissare la corda.

Questa sara’ infatti legata al manico stesso. Buon divertimento con i vostri secchielli riciclati.

Fai da Te

Come Preparare un Tonico per la Pelle

La stagione fredda sta giungendo al termine, ma la pelle ha ancora bisogno di essere rigenerata dal grigiore invernale. Il tonico è un elemento ideale per aiutare la pelle spenta a rinascere e il “tonico citrus winter”, cosi battezzato da me, è adatto anche alla pelle sensibile. Sfruttando le proprietà stagionali offerte dal limone e dall’arancio, ha scopo astringente e purificante. Gli altri ingredienti della ricetta cosmetica sono camomilla dalle proprietà antiossidanti (flavonoidi) lenitive ed antinfiammatorie, the verde dalle proprietà antiossidanti (ricco di teobromina = espelle il grasso – contiene caffeina = flavonoidi antitumorali) e antinfiammatorie e la malva dalle proprietà emollienti, lenitive ed antinfiammatorie. Il limone ha proprietà depurative, antibatteriche, astringenti e l’arancio ha proprietà leviganti (contro le rughe), eupeptiche (tonificanti), astringenti ed è ricco di vitamina C (acido ascorbico). L’aceto di mele (o di vino bianco) ha proprietà disinfettanti, astringenti e antiossidanti. ATTENZIONE: gli agrumi sono fotosensibilizzanti, quindi non esporsi al sole dopo il loro uso.

Ingredienti
95 gr. infuso concentrato di camomilla, the verde e malva
2 gr. glicerolo vegetale (o glicerina)
2 gt. olio essenziale di limone
4 gt. olio essenziale di arancio dolce
10/15 gocce di aceto di mele (o di vino bianco)

Procedimento
Preparare un decotto di dieci minuti di malva, possibilmente da fiori e foglie essiccate, acquistate in erboristeria, da unire a freddo con agli altri ingredienti della ricetta. Il decotto è stato preparato con 100 ml di acqua oligominerale (acqua da bere) e circa 5 gr. di malva. Preparare un infusione di dieci minuti di the verde e camomilla, possibilmente da fiori e foglie essiccate, acquistate in erboristeria, da unire a freddo con agli altri ingredienti della ricetta. L’infuso è stato preparato con 100 ml di acqua oligominerale (acqua da bere) e circa 5 gr. ciascuno di the verde e camomilla. Il decotto e l’infuso, una volta freddi e filtrati, si pesano a 95 grammi in un flacone di vetro precedentemente sterilizzato, si aggiunge il glicerolo, gli oli essenziali e l’aceto di mele. E’ consigliabile preparare una dose minima per testarlo sulla pelle poiché potrebbe risultare leggermente aggressivo a causa della componente alcolica presente nell’aceto di mele, anche se quest’ultimo è più delicato dell’aceto di vino bianco.

Conservazione
Il tonico proposto è una versione blanda e l’aceto, essendo in minima parte, non funge da conservante pertanto è consigliabile conservare in frigorifero per una o due settimane. Al primo accenno di cambio dell’aspetto e/o dell’odore è da considerarsi scaduto. Un procedimento che permette la lunga conservazione del tonico è quello di macerare le scorze degli agrumi (non trattati) in aceto per circa 10 giorni, filtrare e utilizzare una parte di aceto aromatizzato con una parte di acqua distillata oppure di idrolato oppure di infuso di erbe. E’ anche possibile aromatizzare l’aceto con solo gli oli essenziali, senza filtrare. Le dosi minime consigliate sono di 1 a 3, ovvero 1 parte di aceto e 2 parti di acqua. La pelle sensibile reagisce velocemente all’alta percentuale di aceto, pertanto è consigliabile testare il prodotto fino alla diluizione desiderata senza superare la dose di 1 a 5 altrimenti l’aceto troppo diluito non funge da conservante.

Guide

Dove si Può Praticare SUP

L’originale modo di Pagaiare in piedi su di una Tavola appartiene ad un antico rituale Hawaiano e Polinesiano. Il Capitano James Cook nel 18° secolo scrive nelle sue memorie di avere avvistato uomini Polinesiani intenti a pescare con le lance tra scogliere e Mari poco profondi con l’ausilio di rudimentali Tavole Pagaiando in piedi su di una Tavola, la stessa cosa la riferì Robert Louis Stevenson e Jack London all’inizio del 20° secolo.

Lo Stand up Paddle moderno è stato praticato dai Beach Boys di Waikiki (è un quartiere di Honolulu, nella contea di Honolulu City and County dello stato delle Hawaii, U.S.A.), che negli anni ‘50/60 iniziarono ad adottare questa tecnica per controllare meglio i gruppi di allievi Surfisti e fare foto ai turisti durante le lezioni di Surf.
La rinascita del SUP avviene probabilmente durante l’estate Hawaiana del 2000, quando grandi Surfisti come Laird Hamilton e Dave Kalama a Maui (l’isola di Maui è nelle isole hawaiane, U.S.A) e Brian Keaulana, Mel Pu, U De Soto e Bruce a Makaha (è una spiaggia dell’isola Oahu dell’arcipelago Hawaiano, U.S.A.), iniziarono a prendere in considerazione la possibilità di allenarsi anche in assenza di onde utilizzando un ”tavolone” ed una Pagaia.

In breve tempo molti di loro capirono quanto poteva essere divertente ed affascinante sviluppare il progetto di una Tavola capace di far prendere anche onde enormi o di stare a Mare ad allenarsi.
Nel 2004 Brian Keaulana introduce il SUP come una vera e propria disciplina ed inizia a organizzare il celebre evento di Big Board Classic a Makaha, solo quattro anni più tardi su Google si riscontrarono quasi mezzo milione di riferimenti riferiti alla cultura del SUP.
In ogni parte del mondo ormai ci sono eventi dedicati al SUP in Australia è famoso il Noosa Festival ed in Inghilterra a Brighton Beach si tiene annualmente un’altro importante evento SUP. In altri Paesi Europei di grande tradizione come la Francia il SUP è di gran lunga lo Sport con il maggior numero di praticanti.

In Italia abbiamo recepito in ritardo il grande potenziale, ma già da qualche anno sono organizzate su tutto il territorio una serie di eventi e competizioni dedicati specificatamente al SUP, ed inoltre crescono di anno in anno i praticanti amatoriali e gli atleti e regatanti di SUP.
Per maggiori dettagli sull’attrezzatura necessaria rimandiamo a questa guida su Tuttosup.com.

Si definiscono Natanti le imbarcazioni di lunghezza fuori tutto (lft) non superiore a dieci metri, indipendentemente dal tipo di propulsione.
Per la condotta dei natanti a remi, che navigano entro un miglio dalla costa (1852 metri), non è prevista alcun requisito di età e nessuna tipo di registrazione.
I SUP rientrano tra i natanti quindi sono limitati alla navigazione entro un miglio dalla costa.

La navigazione da diporto è quella effettuata a scopi sportivi o ricreativi dai quali esuli il fine di lucro.
Le unità destinate alla navigazione da diporto si distinguono in: Navi, Imbarcazioni e Natanti.
I SUP sono autorizzati alla navigazione solamente in ore diurne e in condizioni meteo marine sicure.

La fascia costiera è l’interfaccia diretta tra la terra ferma e il Mare, è estesa in Italia per circa 7.500 Km.
L’attraversamento e la navigazione nella fascia costiera sono disciplinati dalle ordinanze delle autorità marittime locali. Di solito la navigazione è proibita entro i 200-300 metri dalla riva, in specifiche ore del giorno, o stabilmente.
In questa fascia, la partenza dalla spiaggia e l’arrivo sono consentiti nei corridoi di atterraggio (o corridoi di lancio).
In assenza di corridoi, nelle zone frequentate dai bagnanti, l’attraversamento della fascia è consentita soltanto a remi.

Il SUP è vietato
-All’interno, lungo le rotte di accesso e all’imboccatura dei porti
-A distanza inferiore a 200 metri dagli impianti fissi da pesca
-A distanza inferiore ai 200 metri da segnalamenti marittimi e da galleggianti o unità che segnalano la presenza di subacquei
-Nelle zone di Mare destinate all’ancoraggio, ed a distanza inferiore a 200 metri dalle navi mercantili, militari e da unità ed imbarcazioni da diporto alla fonda
-In luoghi dove sfociano fiumi, canali e collettori di qualunque genere.

Le regole sono quindi precise.

Fai da Te

Come Preparare uno Struccante Bifasico Fai da Te

Lo struccante bifasico è un prodotto che gradisco particolarmente, e tempo fa ho pubblicato la versione chiamata “bimalendula” dall’unione delle parole bifasico, malva e calendula. In realtà è una variante dello struccante bifasico creato in precedenza, appositamente dedicato agli occhi e che ho battezzato in “struccante biocchimilla” dall’incrocio di parole: bifasico, occhi e camomilla. La differenza sostanziale consiste nella scelta degli ingredienti e nella variazione di pH che vira al 7/7.5, valore corrispondente per l’organo oculare; è molto poco adatto alla pelle. In base alle conoscenze acquisite, è stato utilizzato un infuso di camomilla che contiene i principi attivi antisettici, antinfiammatori e lenitivi utili per gli occhi.

Ingredienti
FASE A
64,4 gr. infuso concentrato di camomilla
5 gr. sodium lauroyl oat amino acids (o tensioattivo analogo)
5 gr. glicerolo vegetale (o glicerina)

FASE B
25 gr. oleolito di camomilla (in olio di girasole)

FASE C
0,6 % cosgard (o conservante analogo)
tamponato a pH 7/7.5

Procedimento
Preparare un infuso concentrato di camomilla, possibilmente da fiori essiccati, acquistati in erboristeria, da filtrare e unire a freddo con agli altri ingredienti della ricetta. Il decotto è stato preparato con 100 ml di acqua oligominerale (acqua da bere) e circa 10 gr. di camomilla. Questo prodotto è da considerarsi uno struccante adatto anche alla pulizia quotidiana degli occhi con risciacquo; prima dell’uso, scuotere il flacone per unire le due fasi.

Fai da Te

Come si Montano le Tende da Campeggio

Scelto il luogo di villeggiatura, nei pressi di una baia sul mare, nel campeggio più vicino al centro storico o a due passi dal rifugio di montagna, ora resta solo l’incognita di come si monta una tenda. Niente paura: poche regole base per non sbagliare ed il gioco è fatto.

Occorrente
Telo robusto per base
Tenda interna
Tenda esterna
Picchetti
Bacchette o aste per la struttura
Ulteriori tiranti in corda

Procurati una telo che possa fare da fondo alla tenda Solitamente si trova nella stessa confezione della tenda ma se devi procurarti tu un telo cercane uno abbastanza robusto, meglio se di plastica spessa o di una tela rinforzata, che sia la base per l’interno della tua tenda e con occhiello ai bordi.

Prendi la tenda e le bacchette di sostegno che dovresti avere nella confezione. Se la tua tenda è di tipo canadese o igloo, dovrai semplicemente infilare le bacchette di bamboo o di plastica che trovi nella confezione nelle asole che costellano la parte alta del telo interno della tenda (solitamente bianco).

Infila da due angoli della tende le bacchette in modo da raggiungere per ciascuno l’angolo opposto del telo e blocca in terra negli occhielli del telo di fondo ogni bacchetta, avrai così la struttura della tenda che sostiene il telo bianco. Fissa infine con un nodo l’incorcio in alto tra le due file di bacchette: servirà a dare stabilità alla tenda prima di procedere con il telo esterno.

Prendi il telo esterno ed i picchetti per rivestire la tua tenda. Apri il telo esterno e poi disponilo sopra la tenda già montata in modo da far coincidere le aperture previste (ingresso, occhiello di aerazione, aperture varie) e tendi i quattro angoli fissandoli con i picchetti a terra ed un martello.

Fissa i picchetti intermedi che serviranno a dare stabilità e uguale tensione agli altri lati della tenda, evitando in caso di vento che la tenda si apra o si deformi. Se hai altri cavi tiranti e non sei distante da alberi o altri punti saldi, usali pure come ulteriori rinforzi. Ricorda che più la tenda è tesa, meno probabilità hai che in caso di pioggia l’acqua passi all’interno.

Fai da Te

Come Realizzare Comodino di Cartone

Vi proponiamo qui il modo in cui realizzare un comodino di cartone. L’occorrente e’: cartone, possibilmente quello di scatole da imballaggi pronte per essere buttate via, della colla a caldo, nastro adesivo, carta di giornale e flatting. Il primo passaggio consiste nel realizzare tre sagome a forma di cuore con cui si realizzeranno la faccia anteriore e quella posteriore del comodino. La terza sagoma ha la funzione di struttura portante e va inserita tra le altre due. Forate le sagome nel centro, tranne la sagoma retro del comodino, per ottenere lo spazio per il cassetto e per inserire oggetti.

Perche’ il comodino possa essere solido ed in grado di sopportare pesi leggeri, dovete creare una vera e propria struttura portante collegando le tre sagome tra loro mediante listelli orizzontali di cartone. Per questa finalita’ la sagoma intermedia va fessurata in piu’ punti in cui inserire i listelli portanti.

Per informazioni piu’ precise sulla dimensione dei listelli e dei fori vi rimandiamo alla fonte citata qui sotto. Una volta incastrati i listelli nelle tre sagome la struttura portante del comodino e’ pronta. Applicate della colla a caldo su tutti i bordi della struttura creata e aspettate che asciughi.

Una volta incollato il fronte ed il retro della struttura e’ necessario verificare la stabilita’ della stessa: se il comodino dovesse ondeggiare e’ necessario rifinire con la carta vetrata i bordi inferiori. Procedete realizzando il rivestimento curvo esterno. I pezzi di cartone devono essere meno spessi di quelli utilizzati per la struttura portante. Arrotolateli lentamente per creare il minor numero possibile di pieghe. Tagliateli delle dimensioni necessarie ed incollateli ai bordi. Per decorare il comodino e renderlo piu’ robusto e’ opportuno incollare su di esso della carta da giornale imbevuta di colla vinilica o simile. Quando la colla e’ asciutta si può applicare il colore desiderato ed infine due mani di flatting al fine di rendere il comodino impermeabile.

Cucina

Che Forma Deve Avere lo Sbattitore Elettrico

Andiamo a ragionare sulla forma del mio sbattitore. Come la devo gestire e quale devo andare a scegliere? Con che criterio? Cerchiamo di capirlo assieme tramite alcuni semplici step. Si tratta di un argomento introdotto nella home page, ma andiamo ad approfondirlo capendo quali sono le peculiarità di ciascun prodotto in maniera concreta. Dunque a livello di differenze possiamo contraddistinguere due tipi standard: parliamo ovviamente dello sbattitore stock così come lo conosciamo in maniera diretta e quello corredato di apposita basetta e supporto di livello, dove troviamo anche la ciotola per l’utilizzo e l’inserimento dell’impasto in modo diretto.

Esistono però pregi e difetti per entrambi i tipi, cerchiamo di capire quali sono con qualche piccolo esempio standard. Dunque lo sbattitore standard è quello più agile nei movimenti e con il quale possiamo andare a gestire ogni singola parte dell’impasto senza problemi di sorta, il che ovviamente non è poco e lo consigliamo sia a chi non ha molta dimestichezza con questo mondo perché prende manualità e anche a chi non ha un budget molto alto, in modo tale da riuscire a portare a casa comunque un buon prodotto con una spesa estremamente contenuta.

Prendiamo dimestichezza
Prendere dimestichezza poi non è una cosa da prendere sottogamba, dato che la spesa iniziale è irrisoria rispetto a quella più consistente da fare magari quando abbiamo più visione critica e possiamo scegliere con più cognizione di causa qual è lo sbattitore elettrico che fa per noi al meglio. Dato che i prezzi sono abbastanza standard, come è possibile vedere su Sbattitoreelettrico.com, possiamo rivendere lo sbattitore standard non dico allo stesso prezzo ma quasi andando a recuperare tutta la spesa, anche se irrisoria.

In poche parole riusciamo nel primo periodo ad avere quella padronanza e quella visione che prima di entrare in questo mondo non abbiamo, e diciamo che otteniamo tutto ciò in forma quasi gratuita per andare a capire qual è l’acquisto da fare in forma definitiva. Per gli utenti già più esperti, più ordinati con un budget più alto ci sono poi gli sbattitori intesi come corpi unici che stesso dentro la confezione ci fanno trovare un set completo.

Per fare un acquisto con criterio
Confezione completa dove troviamo anche recipiente, guide per lo sbattitore e non solo. A seconda del prodotto abbiamo un piano inclinabile che possiamo gestire al meglio senza problemi l’introduzione delle fruste o dei ganci all’interno dell’impasto. Questo tipo di approccio ci permette di frullare senza fronzoli, però solo nella parte centrale, con qualche adattamento meno immediato.

I recipienti che escono sono comunque capienti, attenzione, ma meno malleabili di quelli stock che abbiamo a casa nostra, il che può essere sia un valore aggiunto che un contro a seconda dei gusti di ogni  utente. Dobbiamo quindi gestire quello che ci interessa maggiormente nell’impasto, portando a casa questa variante di prodotto dunque possiamo anche essere più vincolati nella preparazione, il che significa che dovremo smanettare un po’ di più per gestire l’impasto, ma di contro avremo un prodotto finale più interessante e meglio gestito soprattutto nella preparazione.

Fai da Te

Come Montare una Tenda a Pannelli Verticali

La tenda a pannelli verticali ha il vantaggio che può essere regolata per ottenere un buio totale oppure una gradazione sempre maggiore di luminosità fino alla piena luce. Può venire utile anche per coprire i riflessi del sole sullo schermo del televisore.

Occorrente
Trapano elettrico
Tasselli con viti
Seghetto con lama per metallo

Per procedere all’installazione controlla di avere tutto l’occorrente, solitamente incluso nel kit di montaggio della tenda stessa. Prima di tutto devi prendere le misure esatte e determinare quanti pannelli dovrai montare. Se hai la necessità di tagliare il binario, utilizza un seghetto con lama per metallo.

Dopo avere effettuato il taglio, leviga bene la superficie tagliata con una lima. I fori per il supporto vanno disposti a 40/50 cm. uno dall’altro sulla parte superiore del vano finestra. Segna il punto esatto con una matita e poi procedi con il trapano ad effettuare il foro. Inserisci quindi i tasselli nei fori e con le viti fissa solidamente il supporto al muro.

Ai supporti dovrai fissare il binario e successivamente inserisci i cursori e i fermi che impediscono ai cursori di uscire dal binario. A questo punto non ti resta che fissare, ad uno ad uno, i pannelli della tenda attraverso la cerniera. Nella parte inferiore dei pannelli c’è una piastrina dotata di due agganci per le catenelle che ti permetteranno di manovrare la tenda.