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Casa

Come Utilizzare l’Asciugatrice Correttamente

L’asciugatrice è un elettrodomestico ancora poco diffuso in Italia ma davvero utile soprattutto nella stagione invernale, quando c’ è poco sole a disposizione e quando piove. L’ asciugatrice è particolarmente utile anche per chi vive in città particolarmente umide dove gli indumenti si asciugano meno facilmente; inoltre vi sono dei condomini che per non rovinare l’ estetica del palazzo, non consentono che si appendano indumenti fuori alle abitazioni e non tutti chiaramente in casa hanno lo spazio necessario per accogliere uno stendino pieno di indumenti, vediamo allora come usare l’ asciugatrice:

In commercio potrete trovare vari modelli di asciugatrici, ciascuno di essi con le sue istruzioni specifiche, inoltre possono essere semplicemente asciugatrici oppure delle “lavasciuga”, vale a dire lavatrici ed asciugatrici in un unico modello. Il consiglio è quello di preferire i modelli a pompa di calore, che consumano meno delle asciugatrici tradizionali. Indipendentemente dal modello che decidete di acquistare, ricordate che prima di attivare la funzione di asciugatura i panni devono essere prima centrifugati, per rimuovere l’ eccesso di acqua. L’ asciugatrice oltre ad asciugare i vostri capi in maniera delicata (contrariamente a quello che erroneamente si sente dire), ridurrà al minimo il rischio di pieghe, difficili poi da stirare. Pertanto se da un lato spenderete di più in elettricità per asciugare, dall’ altro risparmierete perché stirerete meno o per nulla.

Il carico dei panni da inserire nell’ asciugatrice dovrà essere differenziato in base ai tessuti, infatti alcuni asciugano prima, altri dopo, evitate di mescolare indumenti di tipologie di stoffa diverse. Se dopo l’ asciugatura intendete comunque stirare evitate di impostare un ciclo che asciughi eccessivamente gli indumenti seccandoli, meglio che mantengano un certo grado di umidità. Evitate anche di riempire eccessivamente il cestello altrimenti gli indumenti si stropicceranno troppo.

La temperatura da impostare dovrà essere scelta in base al tessuto e alla tipologia di bottoni, stemmi ed applicazioni varie, infatti anche se un tessuto è resistente e ben sopporterebbe eventuali temperature alte magari i bottoni sono in plastica e potrebbero ammorbidirsi o addirittura sciogliersi.

Fai da Te

Come Lavare Indumenti di Lana Senza Rovinarli

La lana è un tessuto molto delicato, spesso nel lavarla si finisce per rovinarla. Nella guida che vi propongo oggi potrete trovare tutte le indicazioni utili per procedere al lavaggio degli indumenti di lana senza correre il rischio di rovinarla.

Lavate la lana in acqua tiepida con il detersivo adatto o con sapone a scaglie. Immergete il capo da lavare nell’acqua e premetelo delicatamente tra le mani, senza strofinare o torcere per evitare che la lana si infeltrisca. Sciacquate subito e molto bene, usando acqua alla stessa temperatura, sempre per evitare l’infeltrimento causato sia dagli sbalzi di temperatura sia dai residui di sapone. Non alzate gli indumenti di lana da un solo lembo perché il peso dell’acqua li può sformare. La lana irrestringibile è molto delicata. È consigliabile lavarla a mano e fare il risciacquo in lavatrice senza strizzarla.

Aggiungete all’acqua dell’ultimo risciacquo un cucchiaio di aceto o di bicarbonato per rendere la lana morbida e ravvivarne i colori. Non strizzate ma arrotolate l’indumento in un asciugamano di spugna e premete con le mani in modo che l’acqua venga assorbita dalla spugna. La lana mista a fibra sintetica si può lavare in lavatrice.

Se la lana è infeltrita tentate di recuperarla immergendola per 24 ore in acqua fredda con un cucchiaio di ammoniaca per ogni litro, oppure lasciatela un paio d’ore in acqua fredda a cui avrete aggiunto un quarto di latte per ogni litro. Se la lana risulta ingiallita, lasciatela a bagno per 24 ore in acqua con il succo di due limoni per ogni litro oppure con un cucchiaio di acqua ossigenata ogni tre litri. Per ravvivare i colori della lana lasciala a bagno in acqua a cui avrai aggiunto un cucchiaio di bicarbonato o un bicchiere di aceto.

poesia le donne forti francesco sole

Come Preparare Focaccia con Pomodorini e Capperi

Preparare una focaccia in casa non è mai stato così semplice: bastano pochi ingredienti e il gioco è fatto. Che ne dite, oggi prepariamo una bella focaccia da mangiare per merenda?

Ingredienti
350 grammi di farina manitoba
1 panetto di lievito di birra fresco
mezzo cucchiaino di zucchero
mezzo cucchiaio di sale fino
1 patata lessa
pomodorini
capperi
timo
olio extra vergine di oliva.

Preparazione
In una tazza sciogliete il panetto di lievito di birra fresco con 100 ml di acqua tiepida e con mezzo cucchiaino di zucchero. Coprite con un panno e lasciate riposare per 15 minuti. Nel frattempo prendete una ciotola e disponete a fontana la farina manitoba miscelata con mezzo cucchiaio di sale fino.

Versateci al centro il lievito sciolto e iniziate ad impastare aggiungendo acqua tiepida. Potete impastare a mano oppure usare un robot. Dopo qualche minuto aggiungete la patata lessa schiacciata, continuate ad impastare fino a quando non otterrete un impasto elastico e compatto. Praticate una croce con un coltello e fate riposare il tutto per due orette in un posto tiepido.

Prendete due teglie e oliatele.

Dividete l’impasto a metà e stendetelo nella teglia con le mani senza mattarello. Fate delle fossette con i polpastrelli delle dita.

Ora tocca al condimento: tagliate i pomodorini a pezzetti e disponeteli sulla focaccia, aggiungendo capperi oppure olive (largo alla fantasia) e completate con timo o origano.

Potete anche solo spennellare la focaccia con olio e sale.

Fate riposare per altri 30 minuti, dopodiché infornate a 190 gradi per circa 30/35 minuti (il forno dovrà essere già caldo quando infornerete il tutto).

Buona merenda.

 

Guide

Come Idratare la Pelle con Cera d’Api e Olio d’Oliva

Della serie “Piccoli segreti di bellezza: tanta resa e poco sforzo” oggi vi parlo della cera d’api.

Prima di partire per il mare ho trovato sul banchetto di un mercatino che frequento a Roma, dei panetti invitanti.

Sembravano saponi e allora mi son fermata a chiedere delucidazioni.

La proprietaria del banco mi ha illustrato le proprietà della cera d’api, unita all’olio di oliva, prodotti entrambi da agricoltura biologica.

Questo panetto, che ha la consistenza del sapone, ma può essere facilmente sciolto con il calore delle mani ha infatti potere idratante, emolliente e cicatrizzante. Viene addirittura utilizzato per curare le ragadi al seno, visto che è anche naturale al 100% e non ha effetti collaterali se ingerito in piccolissime dosi da un neonato che allatta.

Inoltre è protettivo per screpolature, irritazioni, arrossamenti e piccole lacerazioni, sia nella prevenzione che nella cura.

Quando l’ho comprato l’ho fatto pensando ai miei piedi che stavano uscendo dal letargo e dalle scarpe chiuse.

Se non adeguatamente curati, i miei talloni tendono a prendere una strada indipendente. Decidono di mutare in tartarughe.

Le doti quasi magiche di questo panetto di cera d’api e olio d’oliva mi ha fatto subito pensare che potesse fare al caso dei miei talloni. E infatti già dalla prima applicazione ho potuto constatare uno straordinario potere idratante.

Se poi vi capita di avere proprio delle spaccature questa crema dovrebbe anche cicatrizzare e quindi nutrire la zona. Da applicare anche più volte al giorno in quantità e mettendo poi un calzino affinché la crema si assorba meglio e continui a nutrire.

Io l’ho trovata ottima e l’ho utilizzata anche sui gomiti. Non perché al momento abbia necessità di sorta, ma perché il gesto di stendere un po’ di crema in quelle zone è una di quelle piccole eredità di bellezza che ho ricevuto da mia nonna, la mamma di mia madre, che usava invece del limone, semplicemente.

poesia le donne forti francesco sole

Come Preparare Ciambellone di Albumi Cotti sul Forno

Care amiche oggi vi voglio proporre una torta veramente buona che è la salvezza quando avete molti albumi da smaltire e non sapete cosa farvene.
Risulta essere assolutamente semplice da fare, io la cuocio poi sul fuoco diretto, sì avete capito bene, sulla fiamma con una speciale tortiera, un reperto storico, la tortiera petronilla: era della mia nonna e il risultato è stupefacente davvero. Se qualcuno di voi ce l’ha in soffitta o in garage, questo è il momento di tirarla fuori per provarla!

Ingredienti per la torta
400 g di farina 00
400 g di zucchero
200 ml latte
200 g di burro
6 albumi
1 bustina di lievito per dolci
1 limone biologico (scorza e succo)

Ingredienti per la glassa al limon
zucchero a velo
succo di limone biologico

Procedimento
Niente di più semplice: io monto gli albumi a neve nel Bimby e quando iniziano a fare la schiuma aggiungo un paio di cucchiai di zucchero presi dal totale. Continuo fino a che non sono a neve ben ferma, tolgo gli albumi dal boccale e vi inserisco tutti gli altri ingredienti tranne il lievito, con l’unica accortezza di mettere il burro a temperatura ambiente (se mi dimentico o decido all’ultimo lo metto qualche minuto nel microonde per ammorbidirlo).

Aziono il Bimby a vel. 6/7 per un minuto e poi aggiungo il lievito sempre alla stessa velocità e gli albumi montati precedentemente. Lascio andare per un minuto e… voilà, ecco fatto, la torta è pronta!!

Ora bisogna imburrare bene lo stampo (io uso la carta del burro, così non mi sporco le mani!!) e infarinarlo, versare il composto all’interno, mettere il coperchio e portare sul fuoco mettendo lo spargifiamma. Accendere un fornello medio/piccolo e lasciar cuocere per 1 ora a fuoco moderato, controllando ogni tanto (io sbircio dai buchini del coperchio per non aprirlo e non far così abbassare la temperatura interna).

Trascorso questo tempo, controllo con uno stecchino se la torta è asciutta al suo interno. Non spaventatevi se non si abbronza troppo… un pò per gli albumi e un pò per il tipo di cottura resta bianchissima (e a me piace anche per questo!) soprattutto all’interno.

A questo punto non vi resta che farla raffreddare all’interno dello stampo e toglierla quando sarà fredda (è molto delicata, fate con attenzione!) e a voi l’ardua scelta: servirla spolverizzandola con zucchero a velo a volontà, oppure coprirla con una glassa al limone (preparata mettendo qualche goccia di succo di limone nello zucchero a velo fino a farlo diventare una cremina abbastanza liquida) che accentua e arricchisce il sapore di limone della torta stessa.

Io uso per cuocere questo magnifico ciambellone, un reperto storico, la tortiera petronilla.

Guide

Cosa Vedere a Budapest in Due Giorni

Ci sono molte attrazioni da visitare a Budapest, potrete rilassarvi nelle terme, visitare musei e opere d’arte nella Galleria Nazionale Ungherese, potrete passeggiare sulle banchine del Danubio o comprendere al meglio la storia di Budapest presso Castle Hill.

Museo di Belle Arti
Il Museo di Belle Arti è la più importante galleria d’arte di Budapest, dove potrete trascorrere una giornata piacevole tra un infinità di quadri e sculture. L’edificio ospita una vasta collezione di opere di antichi maestri Europei tra cui El Greco e Holbein.

Galleria Nazionale Ungherese
la Galleria Nazionale Ungherese è situata nel Castello di Buda ed è stata fondata nel fondata nel 1802. Potrete ammirare la sua arte già dal suo massiccio portico, un monumento divenuto famoso grazie al poeta ungherese János Arany. Nei giardini della galleria sono esposti numerosi busti di personaggi famosi. Potrete visitare, inoltre, molte mostre che comprendono armi storiche ungheresi e turche e per gli appassionati di musica, c’è una mostra dedicata al pianoforte di Beethoven.

Castle Hill
Le mura del castello e le strade acciottolate conferiscono un’atmosfera medievale. Le automobili sono proibite, quindi dovrete camminare o prendere mezzi pubblici. Su questa collina troverete molti tra i più importanti monumenti medievali di Budapest. L’attrazione principale del luogo è il Castello di Buda o noto anche come Palazzo Reale, che si trova sulla punta meridionale del quartiere. Potrete anche visitare il Bastione del Pescatore, costruito nel Medioevo dai pescatori locali e la chiesa di Chiesa di Mattia.

Promenade del Danubio
Ci sono molti luoghi per godere della vista del Danubio, il fiume che percorre Budapest. Uno dei migliori modi per apprezzare a pieno la sua bellezza è quello di passeggiare sulle sue banchine. Sulle rive del Danubio troverete le “Scarpe sulle rive del Danubio” che è un’opera di Can Togay realizzata con Gyula Pauer. La scultura comprende una serie di 60 paia di scarpe in acciaio che commemorano gli Ebrei.

Parlamento Ungherese
Completato nel 1904, il Palazzo del Parlamento Ungherese è il terzo più grande edificio del parlamento del mondo ed anche una delle attrazioni più famose e visitate di Budapest. Questo edificio in stile neogotico vanta 691 camere e ben 19 chilometri di corridoi e scale. Oggi l’Assemblea Nazionale Unghererese si riunisce ancora in questo Parlamento.

Palazzo Gresham
Uno dei più bei palazzi di tutta Budapest che rappresenta lo stile architettonico “Art Nouveau” è il Palazzo Gresham costruito nel 1827 che fu la sede dei soldati sovietici dopo la seconda guerra mondiale. Oggi il palazzo è diventato un hotel di lusso.

Terme Budapest
Uno dei resti duraturi di influenza turca in Ungheria, sono le terme Budapest bagni riscaldati da sorgenti termali naturali. Vicino Lukács Terme, si trova un centro termale che affonda le sue radici nel 12° secolo. Un altro centro termale noto è il Terme Császár, che è una delle Terme più antiche di Budapest. La maggior parte delle Terme offrono inoltre anche servizi di massaggi e bagni di vapore.

DOVE MANGIARE A BUDAPEST
Budapest come tutte le capitali ha ottimi ristoranti ma se volete mangiare bene risparmiano un pò di denaro dovrete recarsi nei caffè della città sparsi per le strade di Budapest. O in alternativa, potrete recarvi presso uno dei mercati degli agricoltori per avere un assaggiare i prodotti tipici Ungheresi.

poesia le donne forti francesco sole

http://mascherenere.it/non-riesco-a-trovare-un-ragazza

Cristalli di zucchero….dolci decorazioni per un cocktail di successo.

Ma come ottenere dei cristalli di zucchero? Attraverso il processo di vetrificazione del fruttosio.
In genarale il termine vetro si riferisce a materiali che sono ottenuti tramite la solidificazione di un liquido non accompagnata da cristallizzazione.
Il fruttosio è un particolare tipo di zucchero, che fonde a basse temperature e ci permette di modellarlo a nostro piacimento con le mani. Ma attenzione non immergete le mani nel pentolino, potreste provocarvi delle ustioni. Una volta fuso il fruttosio, si raffredda velocemente e può essere modellato. Ma come procedere?

Fate fondere nel microonde un pò di fruttosio ( calcolate 3 g per cocktail) o inserite la polvere zuccherina in un pentolino, senza aggiungere acqua, accendere il fornello piccolo e aspettare che il fruttosio raggiunga la consistenza liquida. Dopodichè versatelo in un pò di acqua ghiacciata, in modo che solidifichi, dandogli la forma desiderata. Il fruttosio venendo a contatto con un liquido freddissimo solidificherà in un istante. Levatelo dall’acqua e utilizzatelo secondo la ricetta che preferite.
Se invece lo volete modellare, ancora allo stato liquidi, versatelo su un foglio di carta forno e con una spatolina lo sollevate, appena diventerà solido sarà modellabile e sarà pronto per essere preso con le mani.
Ma attenzione che il fruttosio si solidifica abbastanza velocemente, quindi bisogna essere veloci, se non riuscite a fare la decorazione desiderate potete inserire il fruttosio vetrificato nuovamente nel microonde per qualche secondo e vedrete che ritornerà morbido per essere modellato.

Per colorare i cristalli di zucchero basterà aggiungere del colorante alimentare prima che avvenga la fusione.

China cristal

Ingredienti
4cl di gin
3cl di liquore di litchi
2cl di blu di curacao
3cl di succo di pompelmo

Istruzioni
Versare il gin, il liquore di litchi, il blu di curacao e il succo di pompelmo in uno shaker con un pò di ghiaccio e agitate bene.
Filtrare il China cristal in una coppetta da Martini cocktail ghiacciata.
Decorate con i cristalli di zucchero e servite.

I cristalli di zucchero si possono modellare, colorare o aromatizzare secondo il proprio gusto. Nel caso del China cristal i cristalli di zucchero, per esempio, vanno aromatizzati con uno spray all’assenzio.

Guide

Cosa Serve per Praticare Surf in Inverno

Surfare d’inverno? Congelerai… E invece no, surfare con una temperatura esterna negativa in un’acqua a 10°C è possibile! Per iniziare serve solo tanta motivazione e un buon equipaggiamento. Il vantaggio in queste condizioni è che si può surfare in piccoli gruppi, con onde perfette. Per fare questo occorre essere un minimo preparati. Ecco quindi cosa fare per sfruttare al meglio una sessione di surf invernale.

Prima della sessione
Prima di qualsiasi iniziativa, chiediti se la tua condizione fisica ti permette di affrontare il freddo, che sia un raffreddore o un inizio di angina. Non devi trascurare le tue condizioni fisiche che potrebbero peggiorare dopo la sessione, per quanto divertente essa sia.
Sei in forma? OK! Surfare d’inverno è soprattutto una questione mentale. Il tuo stato mentale farà la differenza sui preconcetti: fino ad un certo limite non fa mai troppo freddo! Preparati soltanto alla freschezza tonificante dell’acqua, il tuo equipaggiamento farà il resto.
Ecco, ti vediamo nel parcheggio, sei tu, non hai fatto dietro front! Esci dall’auto e vai ad affrontare le onde. Le condizioni ottimali per dicembre: 2 gradi all’esterno e un’acqua a 8 gradi. Puoi cominciare ad attrezzarti.
Due soluzioni: puoi cambiarti in auto con il riscaldamento – ma questo richiede un talento da ginnasta – oppure cambiarti al parcheggio.
Per la seconda soluzione avrai bisogno di un tappetino da mettere a terra, infatti il freddo ti intorpidirà rapidamente i piedi e l’asfalto potrà diventare veramente aggressivo. Il poncho ti proteggerà dal freddo mentre ti infili la muta di neoprene (e preserverà la tua intimità).
Ricorda: la tecnologia delle mute moderne permette ai surfisti di essere a proprio agio nell’acqua per surfare d’inverno.
Ricordati di scegliere una muta abbastanza spessa a seconda delle temperature dell’acqua in cui pratichi le tue attività (generalmente 5/4 mm o anche 6/5/4 per surfare in Italia d’inverno).
Le 3 cifre indicano lo spessore del neoprene a livello del tronco e della schiena, delle gambe e delle braccia. Le 2 cifre indicano lo spessore a livello del tronco o lo spessore a livello delle braccia.
Se hai freddo lo stesso, aggiungi un top di neoprene 0,5 mm o un top polare sotto la muta, a contatto diretto con la pelle.
Proteggi le estremità a seconda delle condizioni climatiche usando dei guanti, dei calzari e un passamontagna di neoprene (il passamontagna sarà soprattutto utile in caso di venticello fresco o se vuoi fare molti duck dive per raggiungere il picco).
Suggerimento: se surfi regolarmente usa dei tappi per le orecchie per evitare l’esostosi, che può verificarsi dopo numerosi anni di pratica.
Anche d’inverno devi usare la crema solare, la tua pelle non essendo più abituata ai raggi del sole, non esitare a metterne anche sul viso.
Per finire, usa del wax per acqua fredda per avere una presa ottimale sul tuo surf.

Prima di partire da casa prepara una lista dell’equipaggiamento che NON DEVI ASSOLUTAMENTE DIMENTICARE
– Tappetino
– Poncho
– Muta neoprene
– Calzari (entrambi è meglio)
– Guanti (stesso commento che per i calzari)
– Passamontagna
– Top di neoprene o polare
– Tappi per le orecchie
– Crema solare
– Wax per acqua fredda (secondo la temperatura dell’acqua)
Senza dimenticare il tuo surf!

Durante la sessione
Ora sei pronto. Ricordati di scaldarti prima di entrare in acqua e di preparare i muscoli, il neoprene offre un ottimo isolamento termico. In questo modo avrai caldo.
Una volta in acqua sentirai il freddo. Le prime volte che immergi la testa sott’acqua potrai avere la sensazione di ricevere una “sferzata” in testa, non avere paura, il tuo cervello non si congelerà… è il tuo corpo che si sta abituando alla temperatura dell’acqua. Ti acclimaterai dopo circa una decina di minuti.
Se questa sensazione persiste e vedi delle stelle nel campo visivo, resta vicino al bordo e non esitare a ritornare sulla spiaggia se non ti senti bene.
Probabilmente il tuo corpo sta impiegando qualche minuto in più ad abituarsi.
Per questo motivo è fortemente consigliato surfare in gruppo, per sorvegliarsi reciprocamente (questo vale anche quando pratichi il surf d’estate).
Consiglio: ascolta il tuo corpo durante la sessione e non spingerlo oltre i suoi limiti, anche se la sessione dura solo 45 minuti è già sufficiente!
Attenzione al calare della notte quando surfi d’inverno, può arrivare molto rapidamente e più presto di quanto ti immagini.

Dopo la sessione
Eccoti qui, orgoglioso e felice di aver potuto approfittare delle onde invernali! Ma non è finita! Ora devi cambiarti.
Cerca di ripararti al massimo dal vento in inverno per evitare l’effetto brivido. Prepara prima gli indumenti di ricambio per essere veloce (maglietta girata nel senso giusto, pantaloni nel posto giusto…).
Suggerimento: prepara una bottiglia d’acqua calda prima di andare a surfare, ti servirà a riscaldarti le mani e i piedi che possono essere intorpiditi!
Non esitare a coprirti bene il più rapidamente possibile (top, giacca a vento, calzettoni…), asciugati i capelli e metti una cuffia o un cappuccio per limitare la dispersione di calore dalla testa.
Infine, un thermos di caffè, di tè o di cioccolata calda (da condividere) ti riscalderà e potrai parlare della sessione con i tuoi amici in un momento di compagnia!

poesia le donne forti francesco sole

Come Cucinare le Cozze

Le cozze sono i molluschi più utilizzati in cucina. Il prezzo è accessibile, la flessibilità per l’impiego anche e non occorre una grande arte culinaria. Eh si, perché la classica ‘padellata’ di cozze, come la chiamiamo a Roma, non richiede troppa abilità, non la stessa necessaria per i piatti elaborati che stuzzicano il palato al solo pensiero.
Dai classici spaghetti alle cozze gratinate a al soutè, le cozze vengono usate sempre di più nella cucina italiana e negli ultimi tempi hanno conquistato un posto anche nelle preparazioni gastronomiche raffinate o ricercate, dove si sposano con ingredienti ritenuti in precedenza inconciliabili, come ad esempio la pasta e fagioli. Oggi la pasta e fagioli con le cozze non rappresenta certo una pietanza ‘popolare’, bensì una chicca per chef esperti. Vediamo alcune ricette da preparare in casa:

Cozze impanate
Ingredienti per 4 persone
Mezzo kg di cozze
1 uovo
3 cucchiai di parmigiano
2 mazzetti di prezzemolo
olio per friggere
sale
Raschiare bene le cozze, lavarle in abbondante acqua fredda, sgocciolarle e metterle in una padella, poi cospargerle con il prezzemolo tritato e attendere che si aprano, a fuoco moderato e a recipiente coperto, scuotendo il tegame di tanto in tanto.
Togliere il tegame dal fuoco, staccare i molluschi e metterli in una terrina, quindi eliminare i gusci (tenendone da parte una metà) e le cozze eventualmente rimaste chiuse.
Immergere le cozze nell’uovo poco alla volta, avendo cura di sbattere prima l’uovo con un po’ di sale, e poi passarle nel pangrattato.
Fare scaldare l’olio in una padella e farvi friggere le cozze, lasciandole dorare in modo uniforme; sgocciolarle, posarle su carta da cucina, cospargerle con un pizzico di sale, rimetterle nei mezzi gusti vuoti tenuti da parte e servire.

Cozze e ceci in insalata
Ingredienti per 4 persone
1 kg di cozze
500 gr di ceci secchi
100 gr di olive nere
2 cipolle tritate
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
1 mazzetto di prezzemolo tritato
sale e pepe
Lessare i ceci, messi a bagno la sera prima, in abbondante acqua salata, quindi sgocciolarli e metterli in una insalatiera.
Lavare bene le cozze raschiandone i gusci e privarle della ‘barba’, quindi metterle in un tegame con 1 cucchiaio d’olio, coprire e farle aprire su fuoco moderato, scuotendo il tegame.
Sgusciare le cozze, eliminando quelle rimaste chiuse, e unirle ai ceci nella terrina. Mettere le cipolle e il prezzemolo in una ciotolina, unire 3 cucchiai d’olio, l’aceto, il sale e il pepe.
Condire i ceci e le cozze con la salsina preparata, guarnire con le olive e servire.

Impepata di cozze
Ingredienti per 4 persone
50 cozze
il succo di 1 limone
1 manciata di prezzemolo
pepe
Lavare bene le cozze raschiandone i gusci e privarle della ‘barba’, quindi metterle in un tegame con 1 mestolo d’acqua, coprire e fare aprire su fuoco medio, scuotendo il tegame di tanto in tanto. Sgocciolarle ed eliminare quelle rimaste chiuse.
Filtrare l’acqua rimasta nel tegame, lasciarla riposare 5 minuti e rimetterla nello stesso recipiente ben risciacquato.
Adagiare nuovamente le cozze nel tegame, cospargerle con il prezzemolo tritato, insaporirle con una macinata abbondante di pepe e irrorarla con il succo di limone. Scaldare per pochi minuti, trasferire su un piatto da portata e servire.

Guide

Cosa Vedere a Bucarest in Due Giorni

Bucarest è la più grande città della Romania dove troverete viali alberati dove potrete fare lunghe passeggiate e ammirare i giganteschi edifici neoclassici. Bucarest ha sopportato il comunismo, il fascismo, ed è in rapida modernizzazione. In pochi giorni, sarete incantati dai bei parchi di Bucarest, dalla sua tradizione e dalla sua cultura. Il periodo migliore per visitare Bucarest va da giugno ad agosto, quando potrete godere a pieno delle belle giornate nei parchi fioriti della capitale Rumena.

Calea Victoriei
Calea Victoriei o Viale Vittoria è la via più alla moda di Bucarest. Se percorrerete questo viale potrete ammirare la Corte Principesca, il Palazzo Cantacuzino , Piazza della Rivoluzione e il Museo Nazionale d’Arte. Concludete la vostra passeggiata in uno dei ristoranti tradizionali rumeni.

Romanian Athenaeum
Romanian Athenaeum è la più prestigiosa sala da concerti del paese. l’Ateneo rumeno sè stato costruito, interamente con fondi donati dal pubblico, nel 1888, dall’architetto Albert Galleron che ha cercato di progettare un antico tempio per una città moderna. Il risultato è stato una straordinaria combinazione di architettura classica. Attualmente il Romanian Athenaeum ospita la Filarmonica George Enescu.

Museo del Contadino Romeno
Al museo più unico di Bucarest, il Museo del Contadino Romeno potrete interagire ed esaminare attentamente gli oggetti utilizzati per secoli. Con questo Museo si avrà una migliore comprensione della povertà che è esistita in Romania per secoli.

Castello di Bran
Il Castello di Bran è più famoso per essere la residenza presunto di Vlad Tepes o meglio conosciuto come Dracula. Questo castello, che si trova al confine della Transilvania e ha sopportato molte battaglie nel corso della sua storia. Nel 2009, la famiglia reale ha trasformato il castello in un museo pubblico. Ora, è possibile visitare i cinque piani di questa antica struttura e il suo parco.

Museo Nazionale d’Arte
Lungo il Viale Vittoria, il Museo Nazionale d’Arte si rivolge agli appassionati dell’arte, con più di 100.000 opere, la collezione presenta alcune fra le opere dei più famosi artisti tra cui: Monet, Rembrandt, Renoir, Grigorescu e Andreescu. Questo museo turistico offre visite guidate in inglese.

Palazzo del Parlamento
Questo palazzo è dello stile neoclassico alcuni lo apprezzano come un successo architettonico, ed ha la superficie di 340.000 m².