Lavori Domestici

Come Cuocere Verdure al Vapore

Cucinando a vapore le verdure, il colore, la consistenza e il gusto si conservano meglio, così come il valore nutrizionale della verdura.

Piuttosto che comprare una pentola per cottura a vapore, ci sono due modi principali per cuocere a vapore la verdura, cioè sui fornelli e nel microonde. Entrambi i metodi sono veloci e facili e i risultati sono generalmente uguali. Ma per ogni verdura, ci sono delle variazioni, come il tempo di cottura. Non serve un equipaggiamento speciale. Tutti hanno una pentola, un coperchio e uno scolapasta in cucina, ed è questo tutto ciò di cui si ha bisogno per cucinare sui fornelli. Per la cottura a microonde, si usa un contenitore per microonde.

Come regola generale, quando su cuoce a vapore sui fornelli, si ha bisogno di una pentola e un cestello o uno scolapasta che entri nella pentola. Riempire la pentola con abbastanza acqua in modo che raggiunga a malapena la parte bassa dello scolapasta (o cestello). Una volta che l’acqua bolle, aggiungere le verdure e coprire con un coperchio. Se il tuo coperchio copre troppo il cestello, posizionalo in modo che una parte sia spostata, in modo che il vapore possa uscire.
Quando si cuoce a vapore nel microonde, il metodo è solitamente lo stesso. Mettere le verdure in un contenitore per microonde, aggiungere acqua in quantità giusta. Coprire il contenitore con della pellicola per alimenti, lasciando un angolo aperto per lasciar uscire il vapore.

Tutte le verdure hanno tempi di cottura diversi a seconda della loro misura e della consistenza.
-Asparagi: sul fornello, gli asparagi devono essere cotti per circa 4 minuti se sono sottili. Aggiungi un minuto in più se sono spessi. Nel microonde, è lo stesso più o meno: 4-6 minuti.
-Broccoli: sul fornello circa 5 minuti. Quando sono cotti il colore sarà verde scuro. Nel microonde, lascia cuocere per 3-5 minuti.
-Cavoletti di Bruxelles: sul fornello, circa 10 minuti. Nel microonde cuociono più velocemente, in circa 7 minuti.
-Carote: le carote tagliate a fettine impiegano circa 6-8 minuti. Nel microonde, circa 5 minuti.
-Cavolfiore: sul fornello circa 6 minuti. Nel microonde, da 3 a 4 minuti.
-Fagiolini: cuoci per circa 5 minuti. Nel microonde, da 3 a 4 minuti.
-Piselli: sul fornello circa 3 minuti. Nel microonde, 1-2 minuti.
-Zucchine: sul fornello, da 6 a 7 minuti. Nel microonde, 6-8 minuti.

Cuocere al vapore è quindi molto semplice.

Lavori Domestici

Come Friggere Senza Cattivi Odori

Quando ci concediamo una buona frittura l’inconveniente più evidente è l’odore che impregna vestiti, capelli e tutta la casa. E non basta aprire le finestre, quel puzzo sembra penetrare in tutte le stanze e restare per parecchio tempo, anche dopo aver gustato la nostra frittura. Ci sono molti metodi contro l’odore di fritto comunque, se volete proteggere i capelli la cosa migliore è indossare una cuffietta. Provate anche ad aggiungere una fettina di mela nell’olio a freddo, dopo averci tolto i semi, aiuta a prevenire l’odore e inoltre vi aiuterà, col suo sfrigolare, a capire quando l’olio avrà raggiunto la giusta temperatura per la frittura.

Come friggere senza cattivi odori

Un’altra soluzione, soprattutto se avete intenzione di cimentarvi in un fritto di pesce, è quella di mettere a bollire acqua e aceto in un pentolino vicino alla pentola in cui state friggendo. Annienterà gli odori.

Se però non gradite l’odore dell’aceto, potete far bollire l’acqua con dei chiodi di garofano. Il vapore generato annullerà il puzzo di fritto.

Se avete intenzioni battagliere e prevedete di friggere molto, provate a spremere mezzo limone nell’olio di frittura e poi tuffatelo con la buccia. Donerà un aroma fresco molto piacevole al fritto ed eliminerà gli odori.

Un altro rimedio della consiste nell’aggiungere del prezzemolo nell’olio per friggere e una volta finita la frittura mettere subito a bollire un pentolino con acqua, chiodi di garofano e alloro.

Come togliere l’odore di fritto

L’odore di fritto può persistere in casa dopo aver cucinato. Ecco alcuni suggerimenti per eliminare o ridurre questo odore:

Ventilazione: Durante e dopo la cottura, assicurati che la tua cucina sia ben ventilata. Apri le finestre, accendi il ventilatore del forno o utilizza un ventilatore elettrico per aiutare a disperdere l’odore.

Aceto bianco: Fai bollire una pentola di aceto bianco. L’aceto aiuta a neutralizzare gli odori, compreso quello del fritto.

Limone: Un altro trucco consiste nell’utilizzare il limone, noto per le sue proprietà deodoranti. Puoi far bollire alcune fette di limone in una pentola d’acqua o semplicemente spremere il succo di un limone in una pentola d’acqua e farla bollire.

Caffè: Il caffè ha proprietà naturali che assorbono gli odori. Metti del caffè macinato (non usato) in una ciotola o in un barattolo aperto e lascialo nella cucina.

Bicarbonato di sodio: Il bicarbonato di sodio è un altro rimedio naturale per assorbire gli odori. Metti un po’ di bicarbonato di sodio in ciotole e posizionale in giro per la cucina e nelle altre stanze interessate.

Candele profumate o oli essenziali: Le candele profumate o gli oli essenziali possono anche aiutare a coprire e neutralizzare l’odore del fritto. Scegli un profumo che ti piace e accendi la candela o utilizza un diffusore di oli essenziali.

Pulizia: Infine, pulisci la cucina dopo aver cucinato. Lavare i piatti, pulire le superfici di cottura e cambiare o pulire i filtri del cappa aiuta a ridurre l’odore del fritto.

Ricorda che la prevenzione è il modo migliore per evitare che l’odore del fritto persista. Durante la frittura, cerca di usare un coperchio per il tegame e di minimizzare gli schizzi di olio.

Casa

Come Arredare il Bagno

Il bagno è forse l’ambiente della casa cui si sono sempre dedicate meno attenzioni.
Eppure, con pochi accorgimenti e un pizzico di buon gusto, anche questa stanza può assumere un valore nuovo.
Vi presento una breve, ma completa rassegna di tutto ciò che può servire in un bagno moderno ed efficiente, dai piccoli accessori alla biancheria.
La scelta accurata di essi, con particolare riferimento agli accostamenti dei colori e alla perfezione delle forme, darà oltretutto un tocco di vera eleganza a ogni bagno.
Per ognuno di essi vi sono vari modelli che saranno scelti in rapporto alla struttura e all’arredamento del bagno.

I materiali più usati sono la plastica e l’acciaio inossidabile, a questi si può aggiungere il legno laccato e il cristallo.
Ecco un elenco di quelli indispensabili o comunque più frequenti:
– l’anello
– il portasapone la mensola
– il portasciugamani ad asta
– il portascopini
– il portacarta
– il portabicchiere.
Risulta essere chiaro che la disponibilità di ogni accessorio in uno piuttosto che in un altro materiale provocherà notevoli variazioni di prezzo.
Alcuni sono muniti di un ripiano per appoggiarvi gli oggetti di uso quotidiano.
Gli armadietti posti sopra il lavandino hanno sempre incorporato lo specchio e servono per riporre tutto quello che può occorrere in un bagno: creme, cosmetici, dentifrici, saponi ecc.
L’armadietto, ovviamente essenziale in un bagno, si può trovare in varie grandezze e la sua scelta dipende anche dalle misure della stanza da bagno.
Alcuni modelli hanno lo specchio anche internamente, oltre che esternamente, e l’interno è normalmente diviso in mensole.

In commercio ve ne sono di vari materiali: plastica, legno, cristallo e metallo.
I modelli in plastica sono molto economici, quelli realizzati in metallo cromato e cristallo hanno prezzi decisamente superiori.
Vi sono anche mobiletti pensili in legno laccato la cui antina ha forma di persiana.

Per chi ha un bagno spazioso esistono poi mobiletti da bagno componibili forniti di cassetti e portabiancheria con cestello inserito nel mobile, oltre ai soliti elementi con ripiani per riporre la biancheria.
Vi sono anche piccoli mobiletti da bagno, di varie fogge, di forma rotonda o rettangolare, con scomparti per contenere gli attrezzi per la pulizia delle scarpe (spazzole e lucido) e muniti di un poggiapiede; il loro costo è relativamente basso.

L’asciugacapelli tradizionale o fon è essenzialmente costituito da un ventilatore, azionato da un motorino elettrico che aspira da una parte aria fredda e la ributta riscaldata dall’altra.
Il riscaldamento dell’aria avviene mediante una resistenza simile a quella che si trova nelle stufette elettriche.
Motorino e resistenza sono contenuti in un involucro di metallo, di plastica o di entrambi i materiali.
I modelli oggi in commercio sono molto vari: da quelli più comuni con l’aria che fuoriesce da un condotto cilindrico a quelli piccolissimi che stanno in una mano e nei quali l’aria esce attraverso una serie di aperture.
Ci sono poi asciugacapelli dotati di pettini o spazzole in corrispondenza dei fori d’uscita dell’aria, che permettono una messa in piega senza bigodini.
Il flusso d’aria provocato dal ventilatore deve essere sufficientemente potente e veloce.
Un buon asciugacapelli deve essere perfettamente isolato dal punto di vista elettrico perché lo si usa in ambienti saturi di umidità, deve essere maneggevole, leggero (350-750 g circa), deve avere un cordone lungo (almeno due metri), un interruttore a più posizioni (spento, aria calda, aria fredda)
La temperatura deve essere regolata da termostato per non diventare troppo elevata.

Esistono poi in commercio i caschi asciugacapelli di uso casalingo, simili a quelli dei parrucchieri.
Se di plastica gonfiabile occupano pochissimo posto, se di plastica rigida antiurrto occupano il posto di una cappelliera.
In relazione agli asciugacapelli tradizionali, sono molto più costosi.
Sono comodi perché permettono una asciugatura alquanto omogenea dei capelli, la regolazione della temperatura e lasciano le mani libere per dedicarsi a qualsiasi altra attività.

Indico il minimo indispensabile per una famiglia da due a quattro persone:
– 12 asciugamani in cotone, lino o spugna
– 12 lavette
– 4 lenzuola da bagno, preferibilmente in spugna o in tessuto di cotone a nido d’ape.
– Un numero variabile di accappatoi secondo l’uso (escluisivamente per il bagno o anche come vestaglia).
La spugna è molto usata in tutta la biancheria da bagno: essa è normalmente spugna di cotone ritorto, idrofila cimata, che asciuga perfettamente e non è pesante.
I colori sono molto vivi e i disegni molto vari: si va dallo scozzese ai disegni geometrici e fantasia.
Ci sono anche asciugamani in lino e cotone; i primi sono più cari, ma hanno il pregio di essere morbidi, leggeri e di asciugare particolarmente bene.
Meno essenziali, ma sempre utili in una casa sono gli scendibagno, i copriasse e i tappetini da bagno, in morbida spugna di cotone o in soffici tessuti sintetici, di aspetto simile a quello della moquette.

Il pesapersone è oramai diventato il chiodo fisso di molte persone: il numero dei modelli in commercio testimonia la quantità delle richieste. Il consiglio è quello di preferire la bilancia elettronica a quella meccanica, visto che è più precisa.
Alcuni tipi permettono di fissare, mediante un indicatore di plastica o di metallo, il peso raggiunto, per verificare periodicamente con maggior comodità l’oscillazione.
Sono di plastica, di forma squadrata o arrotondata, con il posapiedi in polistirene o coperto da un tappetino sintetico intercambiabile.
Un vetro ingranditore permette di leggere con relativa facilità i numeri indicati.
Per chi avesse grossi problemi di vista, ricordiamo che esistono modelli che hanno l’indicatore ad altezza d’uomo, poggiato su uno stelo di metallo.
Questi ultimi modelli hanno però l’inconveniente di essere molto più ingombranti; il loro prezzo rispetto agli altri tipi, è decisamente più elevato.
Un recentissimo tipo di bilancia « ottica » per persone che ci vedono poco ha un quadrante che proietta addirittura la scritta del peso sulla parete o sul soffitto, opportunamente ingrandita.

Se non c’è un impianto centrale di acqua calda è necessario installare nel bagno (o in cucina, a seconda della comodità e dello spazio fruibile) uno scalda-acqua.
Può essere a gas o elettrico.
L’apparecchio a gas è meno caro, più veloce e comodo per il funzionamento; basta l’accensione perché scenda immediatamente acqua calda.
Si compone di un termostato e di dispositivi di sicurezza per quanto riguarda l’accensione e il flusso dell’acqua.
È costruito in modo che il flusso di acqua fredda, immesso durante l’uso, non abbassi mai la temperatura dell’acqua calda già pronta.

Lo scaldabagno elettrico invece necessita di un lasso di tempo prima che eroghi acqua calda.
Per esempio uno scaldabagno da 30 l impiega mezz’ora a riscaldare l’acqua a 70° c, e uno da 50 l circa un’ora.
Per scegliere un apparecchio si deve anche tenere conto della quantità d’acqua calda che viene consumata giornalmente.
Riporto qui uno schema approssimativo dei consumi giornalieri di acqua calda per persona:
-cucina: 10 l
-bagno: 8 l
-doccia: 10 l
-bucato: 10 l per kg di biancheria asciutta.

Vi do ora alcuni piccoli suggerimenti che riusciranno particolarmente utili per un uso sicuro dello scaldabagno elettrico:
– gli scaldabagni elettrici (boiler) hanno bisogno di un ter¬mostato regolato in modo che la temperatura dell’acqua non superi i 70° c.
– quando si fa il bagno, è bene entrare nella vasca già piena, dopo aver chiuso i rubinetti e staccato l’interruttore dello scaldabagno.
– Sotto la doccia o nella vasca non si deve venire a contatto con nessun apparecchio elettrico.
– se dallo scaldabagno esce del vapore o dell’acqua, bisogna aprire i rubinetti dell’acqua calda per diminuire la pressione e spegnere l’apparecchio.

Per evitare pericolose cadute sul bagnato, ci sono in commercio strisce antisdrucciolevoli che si applicano con facilità sul fondo asciutto della vasca da bagno e della doccia.
Una volta effettuata l’applicazione, è necessario evitare di adoperare la vasca o la doccia per un periodo di almeno dodici ore.
Per questo scopo ci sono inoltre dei tappetini di gomma che si mettono sul fondo della vasca o sul piatto della doccia e che sono forse più pratici perché permettono una più agevole e completa manutenzione.

Fai da Te

Come Riparare Foro nel Cartongesso

I fori nel cartongesso sono provocati da danni fisici o dal distacco di un elemento fissato sulla parete. Se il foro supera 87 mm di larghezza, richiede una riparazione con cartongesso. Prima di effettuare il lavoro, localizzate i montanti verticali (listelli di legno) su entrambi i lati della zona danneggiata. Per individuarli battete sul cartongesso fino a quando non sentite un suono sordo o utilizzate un apposito rilevatore.

Occorrente

Attrezzatura necessaria:
Gattuccio o coltello da cartongesso
Livella a bolla d’aria
Matita
Martello
Sega a denti fini
Punzone per chiodi
Spatola flessibile
Blocchetto per levigare
Carta abrasiva a grana fine

Materiali
Listello di legno da 50 mm x 25 mm
Chiodi a testa ovale
Chiodi galvanizzati per cartongesso
Cartongesso

Procedimento

Con un gattuccio o un coltello per cartongesso, tagliate la zona danneggiata a livello del bordo del montante; poi allargatela di 25 mm verso il centro del montante (usate una livella a bolla per tracciare una linea verticale sull’elemento). Ripetete l’operazione sull’altro lato dell’area danneggiata. Tagliate anche i bordi superiore e inferiore per creare un’apertura rettangolare.

Usate la livella a bolla per tracciare linee guida orizzontali, che devono terminare oltre la zona danneggiata. Per poter fissare i bordi superiore e inferiore del cartongesso, inchiodate tra i montanti listelli di legno da 50 mm x 25 mm, servendovi di chiodi a testa ovale. Sistemate i chiodi ad angolo di 45°, inserendoli attraverso i listelli e nei montanti. Con una sega a denti fini, tagliate un pezzo di cartongesso della giusta misura.

Tenendo il lato grigio girato verso l’esterno, fissatelo con chiodi galvanizzati piantati a 12 mm dal bordo (in modo da assicurarli ai montanti retrostanti), a intervalli di 150 mm. Fateli penetrare sotto la superficie con un punzone. Levigate con cura i bordi prima di riempire le giunture con stucco a base di cellulosa. Usate la spatola per rimuovere lo stucco in eccesso e, quando è asciutta, levigate la superficie per ottenere una finitura liscia.

Lavori Domestici

Come Rendere Scintillante l’Auto

Chi ha tempo per tenere l’auto pulita e ordinata? In realtà, bastano i prodotti giusti (oggi ce ne sono di specifici e super efficaci) e un’ora di tempo per avere un’auto tirata a nuovo. Segui i passi che ti propongo per pulire la tua auto dentro e fuori in maniera efficace.

Sbattere i tappetini
Pulire i tappetini non è affatto un operazione complessa. Basta sollevarli, sbatterli e il terriccio delle piante trasportate o le briciole del bebè vanno via in attimo. La maggior parte dei tappetini può essere lavata con l’acqua. Controlla se c’è qualche procedura particolare per il lavaggio altrimenti puoi usare la semplice acqua e poi fai asciugare.

Passa l’aspirapolvere
Per fare questa operazione puoi usare l’aspirabriciole, che non è certo potente come gli aspiratori degli autolavaggi, ma è maneggevole e utilissimo per ripulire l’auto in poco tempo. Non dimenticare di passarlo negli angoli, dove spesso si annidano polvere e capelli, e nel vano portaoggetti.

Spolvera il cruscotto
Per una pulizia ideale in questo caso dovresti usare un prodotto specifico e lucidante: la polvere si depositerà in un tempo più lungo, un pò come succede per i mobili di casa. Altrimenti si può utilizzare uno sgrassatore come quello che si usa in cucina o un detergente sempre però delicato e non controindicato per le plastiche.

Smacchia i sedili
L’idea è quella di utilizzare gli stessi metodi che si utilizzano per togliere le macchie dai vestiti. Le macchine moderne hanno dei sedili in tessuto antimacchia, in questo modo le macchie non penetrano e rimangono in superficie. Per eliminare la macchia puoi utilizzare i prodotti specifici che si trovano in commercio, oppure il sapone a pezzi: strofinare e poi risciacquare.

Lava il parabrezza
Fuori, grazie alla pioggia e a delle buone spazzole, il vetro in generale è pulito. All’interno, se si interviene di rado è tutt’altra storia. Per togliere la patina che si forma all’interno del parabrezza, anche a causa dello smog e dell’aria condizionata, ci vuole lo sgrassatore. Quindi spruzza una dose di sgrassatore e strofina. Puoi usare anche della carta di giornale per pulire il parabrezza.

Profuma l’abitacolo
Adesso che la tua auto ha tutto un altro aspetto, ci vuole il tocco finale. Utilizza un profumatore all’aroma che ti piace di più. Dalla vaniglia agli agrumi, oggi ne esistano di tanti tipi diversi. Potresti anche spruzzare il tuo profumo preferito sui tappetini in modo che accendendo l’aria il profumo si diffonda nell’abitacolo.

Lavori Domestici

Come Pulire la Lettiera dei Porcellini d’India

Avete da poco acquistato un porcellino d’india (anche conosciuto come cavia) e passato qualche giorno vi siete resi conto che è arrivato il momento di effettuare la pulizia e il cambio della lettiera. Se la vostra risposta è affermativa, seguite la guida qui di seguito e saprete come affrontare l’operazione.

Iniziate recandovi in un supermercato ben fornito oppure in un negozio di articoli per animali e acquistate del pellet per stufe se andate nel primo, altrimenti del pellet in tutolo di mais nel secondo. In questo caso però, il prezzo da pagare sarà più elevato rispetto al primo, quindi se volete risparmiare ve lo sconsiglio, tanto non ci sono differenze tra i due tipi di pellet.

Già che ci siete comperate anche del deodorante apposito per lettiere di roditori, in spray e non tossico, privo di gas. Se a casa non ne avete una, acquistate anche una spatola o un raschietto a seconda delle dimensioni della gabbia del vostro amico a 4 zampe. Fatto ciò, tornate a casa, prendete il vosto animaletto e portatelo fuori dalla gabbia.

Procuratevi prima di tutto un sacchetto dell’immondizia; rimuovete la parte superiore della gabbia, prendete il raschietto o la spatola e iniziate a prendere con uno dei due la lettiera sporca da gettar via nel sacchetto di plastica. Una volta che l’avrete eliminata tutta, prendete la parte inferiore della gabbia e lavatela con un detergente non tossico. Fatto ciò, assicuratevi di aver eliminato ogni traccia di sapone e asciugatela.

A questo punto, prendete il sacco di pellet e versatene una quantità sufficiente a ricoprire tutta la superficie della gabbia e che sia tanto alta quanto basta per far divertire a scavare il nostro amichetto a 4 zampe. Spruzzate ora su tutta la superficie, del deodorante apposito e una volta fatto ciò, vaporizzate anche del Neo foractil antiparassitario per roditori sia sulla gabbia che sull’animale ad una distanza di circa 20 cm, facendo attenzione a non spruzzarlo su beverino, mangiatoia, alimenti e mucose del porcellino. Questo prodotto servirà a tenere lontani acari e altri parassiti. Terminate il tutto rimettendo la grata al suo posto, eventuali giochi e mangiatoie e l’animaletto all’interno della gabbia, gettando poi via la spazzatura.

Lavori Domestici

Come Stirare in Modo Impeccabile

Stirare è un lavoro di cui si farebbe volentieri a meno. A volte ti ritrovi a lottare con il ferro, solo per scoprire che hai bruciacchiato la tua gonna o sono più le pieghe che hai creato di quelle eliminate. Ma i tuoi problemi potrebbero essere finiti. Scegli un buon ferro di qualità e segui questi semplici passi per assicurarti che i tuoi vestiti siano l’invidia di tutti. Se, invece, utilizzi una piastra, puoi seguire i consigli contenuti in questa guida di Roberta Bianchi pubblicata su Pressedastiro.com.

Come stirare una camicia

Sbottona i bottoni, compresi quelli sul colletto e sui polsini. Controlla il materiale della tua camicia: se è in cotone, usa un ferro ad alta temperatura con molto vapore. Per altri materiali, consulta le istruzioni riportate in etichetta.
Posiziona il colletto piatto sull’asse da stiro, in modo da stirare l’interno del colletto. Quindi rigira il colletto e premi sulla parte esterna.
Poi, passa al carrè (la parte tra le due spalle) della camicia. Sistemala sulla parte terminale dell’asse, quindi stira accuratamente più verso l’interno che puoi. Passa alla parte non stirata del carrè tenendolo sulla punta della tavola, e ripeti la stessa pressione decisa finché tutto il carrè non risulta liscio.
Ora metti una manica sull’asse da stiro, assicurandoti che la cucitura sotto l’ascella sia ben allineata. Stirala con brevi ‘pressioni’ su tutta la superficie, arrivando fino al bordo senza cucitura. Una volta stirata tutta la manica, stira creando una piega netta lungo il bordo senza cucitura. Metti il polsino piatto sulla tavola e stiralo. Ripeti con l’altra manica.
Ora puoi mettere le parti anteriori della camicia sulla parte finale della tavola da stiro. Stira attentamente, evitando i bottoni e usando la punta del ferro tirando fino ai bottoni. Ripetere con l’altra parte anteriore, e con quella posteriore.
Appendila, assicurandoti che le spalle della camicia restino ‘diritte’ sull’appendiabiti.

L’alternativa a quanto spiegato consiste nell’utilizzo di uno stiracamicie come quelli indicati in questa guida su Solopulito.com. Lo stiracamicie è un dispositivo elettromeccanico specificamente progettato per stirare camicie. Questo dispositivo utilizza un sistema di pressione e calore per eliminare le pieghe dai tessuti, fornendo una stiratura di alta qualità che è spesso più veloce e più efficiente rispetto alla stiratura tradizionale con un ferro da stiro. Lo stiracamicie funziona inserendo la camicia sull’apposita forma o manichino del dispositivo, che è generalmente gonfiabile o meccanico. Una volta che la camicia è fissata in posizione, l’utente avvia il dispositivo. Il manichino si espande, stirando la camicia, mentre il calore viene applicato per lisciare le pieghe. Lo stiracamicie è particolarmente utile per le persone che hanno molte camicie da stirare regolarmente, come potrebbe essere il caso per chi indossa camicie formali per il lavoro. Questo dispositivo può risparmiare tempo e fatica, rendendo la stiratura una task meno impegnativa. Tuttavia, è importante notare che lo stiracamicie potrebbe non essere adatto a tutti i tipi di tessuti o a indumenti con dettagli intricati, che potrebbero richiedere una stiratura più attenta o specifica.

Come stirare un capo con pizzi

Controlla la temperatura indicata sul capo. Se non è indicato l’uso di un ferro molto freddo, stira la parte centrale del capo per ultima.
Stendi il pizzo piatto su un’asse da stiro e assicurati che il ferro sia impostato su una temperatura molto bassa. Avrai bisogno di un ferro che eroghi vapore anche alle basse temperature.
Stira i capi meno delicati per ultimi, assicurandoti di seguire le raccomandazioni presenti in etichetta.

Come stirare un capo composto da materiali diversi

Il trucco qui è iniziare con la parte più delicata, e utilizzare un ferro dotato di protezione per i tessuti (vedi pizzi) dove serve.
Tuttavia, se la parte principale del capo richiede un ferro freddo e altre parti un ferro caldo, è meglio stirare in stadi diversi poiché la parte principale potrebbe spiegazzarsi ancora mentre affronti altre aree.
Per risolvere questo problema, stira le parti più piccole con un ferro caldo, poi spegnilo e lascia riposare il capo per mezz’ora.
Ora riaccendi il ferro impostandolo su una temperatura bassa.

Come stirare un abito plissettato

Come per la camicia, verifica l’impostazione richiesta per il ferro e slaccia tutti lacci e le cinture.

Prima stira i lacci, il colletto (se presente), poi metti le maniche piatte sulla tavola da stiro.
Siccome solitamente non si desidera una cucitura netta su queste maniche, stira la superficie della manica di piatto, usando il ferro con piccole ‘pressioni’, ma non stirare entrambi i bordi della manica. Ora sposta la manica in modo che le sezioni non stirate dalla cucitura al bordo siano piatte sulla tavola da stiro e possano essere stirate. Ancora una volta, evita di stirare le pieghe sul bordo della superficie.
Passa poi al corpo dell’abito, utilizzando la stessa tecnica della camicia. È meglio stirare prima la parte superiore e poi la gonna, per evitare che si riformino le pieghe.

Bellezza

Come preparare un Tonico all’Arancio

Il tonico vitalizzante all’arancio proposto in questa ricetta è senza conservanti aggiunti, pertanto è consigliabile preparare poche quantità alla volta in modo da non utilizzare un prodotto probabilmente scaduto. Abitualmente faccio tante spremute di arance biologiche e mi spiace buttare la buccia senza darle una seconda vita. Oltre all’oleolito all’arancio ho pensato di produrre anche un tonico nonostante non abbia l’abitudine ad utilizzarlo. In effetti dovrei perché a volte per pigrizia tendo a struccarmi direttamente con il sapone alterando il pH naturale della pelle. Sapendo però che gli agrumi sono fotosensibilizzanti, è bene usare il tonico all’arancia solo alla sera. Il procedimento non è laborioso, ci vuole solo un po’ di costanza nei preparativi. Come primo passo bisogna preparare una macerazione acetosa (aceti medicinali) per estrapolare le proprietà dell’arancio e per utilizzare il pH acido dell’aceto.

Ottenere il Macerato Acetoso

Sbucciare le arance nello stesso modo in cui si prepara un oleolito, anziché essiccare le bucce si usano fresche (o leggermente essiccate) e si macerano per circa 10 giorni. L’aceto ha proprietà conservanti quindi la parte acquosa contenuta nella buccia non provoca la nascita di micro batteri, il macerato una volta filtrato con garza sterile, dura oltre i sei mesi. In un vaso di vetro pulito e disinfettato, immergere la buccia con aceto, coperto fino a sopra un dito e lasciare a macerare per circa 10 giorni, in seguito filtrare. Il macerato acetoso di arancio è pronto per essere utilizzato anche nella ricetta del tonico citrus winter. E’ consigliabile utilizzare l’aceto di mele biologico perché è più delicato sulla pelle del viso, ma anche con l’aceto di vino bianco si ottiene lo stesso macerato.

Ottenere il Tonico Vitalizzante

Il tonico vitalizzante estrapolato dal macerato acetoso di arancio è una versione adatta per tutti i tipi di pelle, diversamente si può azzardare diverse proporzioni fra acqua e macerato in base alle proprie esigenze. L’acqua utilizzata è quella minerale (acqua da bere per intenderci) in modo da sfruttare anche i minerali in essa contenuti. Le proporzioni più utilizzate sono di 1 a 3, ovvero 1 parte di macerato di aceto e 2 parti di acqua. E’ possibile ottimizzare la fluidità del tonico aggiungendo il glicerolo vegetale (glicerina): 5 grammi per 100 millilitri di tonico finito. In caso risultasse troppo aggressivo per via dell’aceto, è possibile diluire in proporzione fino a 1 a 5. Agitare il miscuglio ottenuto e utilizzare ogni sera dopo la pulizia abituale del viso.

Conservazione

Il tonico vitalizzante, a differenza del macerato acetoso, ha una conservazione minore: circa due mesi. Se si desidera conservare il tonico molto a lungo è possibile aggiungere un conservante sintetico eco-certificato, inoltre sarebbe opportuno misurare il pH con le cartine tornasole per avere maggiore sicurezza che l’acidità non sia inferiore a 4.5 o superiore a cinque.

Bellezza

Come Preparare un Tonico per la Pelle

La stagione fredda sta giungendo al termine, ma la pelle ha ancora bisogno di essere rigenerata dal grigiore invernale. Il tonico è un elemento ideale per aiutare la pelle spenta a rinascere e il “tonico citrus winter”, cosi battezzato da me, è adatto anche alla pelle sensibile. Sfruttando le proprietà stagionali offerte dal limone e dall’arancio, ha scopo astringente e purificante. Gli altri ingredienti della ricetta cosmetica sono camomilla dalle proprietà antiossidanti (flavonoidi) lenitive ed antinfiammatorie, the verde dalle proprietà antiossidanti (ricco di teobromina = espelle il grasso – contiene caffeina = flavonoidi antitumorali) e antinfiammatorie e la malva dalle proprietà emollienti, lenitive ed antinfiammatorie. Il limone ha proprietà depurative, antibatteriche, astringenti e l’arancio ha proprietà leviganti (contro le rughe), eupeptiche (tonificanti), astringenti ed è ricco di vitamina C (acido ascorbico). L’aceto di mele (o di vino bianco) ha proprietà disinfettanti, astringenti e antiossidanti. ATTENZIONE: gli agrumi sono fotosensibilizzanti, quindi non esporsi al sole dopo il loro uso.

Ingredienti

95 gr. infuso concentrato di camomilla, the verde e malva
2 gr. glicerolo vegetale (o glicerina)
2 gt. olio essenziale di limone
4 gt. olio essenziale di arancio dolce
10/15 gocce di aceto di mele (o di vino bianco)

Procedimento

Preparare un decotto di dieci minuti di malva, possibilmente da fiori e foglie essiccate, acquistate in erboristeria, da unire a freddo con agli altri ingredienti della ricetta. Il decotto è stato preparato con 100 ml di acqua oligominerale (acqua da bere) e circa 5 gr. di malva. Preparare un infusione di dieci minuti di the verde e camomilla, possibilmente da fiori e foglie essiccate, acquistate in erboristeria, da unire a freddo con agli altri ingredienti della ricetta. L’infuso è stato preparato con 100 ml di acqua oligominerale (acqua da bere) e circa 5 gr. ciascuno di the verde e camomilla. Il decotto e l’infuso, una volta freddi e filtrati, si pesano a 95 grammi in un flacone di vetro precedentemente sterilizzato, si aggiunge il glicerolo, gli oli essenziali e l’aceto di mele. E’ consigliabile preparare una dose minima per testarlo sulla pelle poiché potrebbe risultare leggermente aggressivo a causa della componente alcolica presente nell’aceto di mele, anche se quest’ultimo è più delicato dell’aceto di vino bianco.

Conservazione

Il tonico proposto è una versione blanda e l’aceto, essendo in minima parte, non funge da conservante pertanto è consigliabile conservare in frigorifero per una o due settimane. Al primo accenno di cambio dell’aspetto e/o dell’odore è da considerarsi scaduto. Un procedimento che permette la lunga conservazione del tonico è quello di macerare le scorze degli agrumi (non trattati) in aceto per circa 10 giorni, filtrare e utilizzare una parte di aceto aromatizzato con una parte di acqua distillata oppure di idrolato oppure di infuso di erbe. E’ anche possibile aromatizzare l’aceto con solo gli oli essenziali, senza filtrare. Le dosi minime consigliate sono di 1 a 3, ovvero 1 parte di aceto e 2 parti di acqua. La pelle sensibile reagisce velocemente all’alta percentuale di aceto, pertanto è consigliabile testare il prodotto fino alla diluizione desiderata senza superare la dose di 1 a 5 altrimenti l’aceto troppo diluito non funge da conservante.

Sport

Dove si Può Praticare SUP

L’originale modo di Pagaiare in piedi su di una Tavola appartiene ad un antico rituale Hawaiano e Polinesiano. Il Capitano James Cook nel 18° secolo scrive nelle sue memorie di avere avvistato uomini Polinesiani intenti a pescare con le lance tra scogliere e Mari poco profondi con l’ausilio di rudimentali Tavole Pagaiando in piedi su di una Tavola, la stessa cosa la riferì Robert Louis Stevenson e Jack London all’inizio del 20° secolo.

Lo Stand up Paddle moderno è stato praticato dai Beach Boys di Waikiki (è un quartiere di Honolulu, nella contea di Honolulu City and County dello stato delle Hawaii, U.S.A.), che negli anni ‘50/60 iniziarono ad adottare questa tecnica per controllare meglio i gruppi di allievi Surfisti e fare foto ai turisti durante le lezioni di Surf.
La rinascita del SUP avviene probabilmente durante l’estate Hawaiana del 2000, quando grandi Surfisti come Laird Hamilton e Dave Kalama a Maui (l’isola di Maui è nelle isole hawaiane, U.S.A) e Brian Keaulana, Mel Pu, U De Soto e Bruce a Makaha (è una spiaggia dell’isola Oahu dell’arcipelago Hawaiano, U.S.A.), iniziarono a prendere in considerazione la possibilità di allenarsi anche in assenza di onde utilizzando un ”tavolone” ed una Pagaia.

In breve tempo molti di loro capirono quanto poteva essere divertente ed affascinante sviluppare il progetto di una Tavola capace di far prendere anche onde enormi o di stare a Mare ad allenarsi.
Nel 2004 Brian Keaulana introduce il SUP come una vera e propria disciplina ed inizia a organizzare il celebre evento di Big Board Classic a Makaha, solo quattro anni più tardi su Google si riscontrarono quasi mezzo milione di riferimenti riferiti alla cultura del SUP.
In ogni parte del mondo ormai ci sono eventi dedicati al SUP in Australia è famoso il Noosa Festival ed in Inghilterra a Brighton Beach si tiene annualmente un’altro importante evento SUP. In altri Paesi Europei di grande tradizione come la Francia il SUP è di gran lunga lo Sport con il maggior numero di praticanti.

In Italia abbiamo recepito in ritardo il grande potenziale, ma già da qualche anno sono organizzate su tutto il territorio una serie di eventi e competizioni dedicati specificatamente al SUP, ed inoltre crescono di anno in anno i praticanti amatoriali e gli atleti e regatanti di SUP.
Per maggiori dettagli sull’attrezzatura necessaria rimandiamo a questa guida su Tuttosup.com.

Si definiscono Natanti le imbarcazioni di lunghezza fuori tutto (lft) non superiore a dieci metri, indipendentemente dal tipo di propulsione.
Per la condotta dei natanti a remi, che navigano entro un miglio dalla costa (1852 metri), non è prevista alcun requisito di età e nessuna tipo di registrazione.
I SUP rientrano tra i natanti quindi sono limitati alla navigazione entro un miglio dalla costa.

La navigazione da diporto è quella effettuata a scopi sportivi o ricreativi dai quali esuli il fine di lucro.
Le unità destinate alla navigazione da diporto si distinguono in: Navi, Imbarcazioni e Natanti.
I SUP sono autorizzati alla navigazione solamente in ore diurne e in condizioni meteo marine sicure.

La fascia costiera è l’interfaccia diretta tra la terra ferma e il Mare, è estesa in Italia per circa 7.500 Km.
L’attraversamento e la navigazione nella fascia costiera sono disciplinati dalle ordinanze delle autorità marittime locali. Di solito la navigazione è proibita entro i 200-300 metri dalla riva, in specifiche ore del giorno, o stabilmente.
In questa fascia, la partenza dalla spiaggia e l’arrivo sono consentiti nei corridoi di atterraggio (o corridoi di lancio).
In assenza di corridoi, nelle zone frequentate dai bagnanti, l’attraversamento della fascia è consentita soltanto a remi.

Il SUP è vietato
-All’interno, lungo le rotte di accesso e all’imboccatura dei porti
-A distanza inferiore a 200 metri dagli impianti fissi da pesca
-A distanza inferiore ai 200 metri da segnalamenti marittimi e da galleggianti o unità che segnalano la presenza di subacquei
-Nelle zone di Mare destinate all’ancoraggio, ed a distanza inferiore a 200 metri dalle navi mercantili, militari e da unità ed imbarcazioni da diporto alla fonda
-In luoghi dove sfociano fiumi, canali e collettori di qualunque genere.

Le regole sono quindi precise.